IL CIELO NELLA VOCE

Crisi e riscatto di una cantante lirica

un’autobiografia di Maria Fausta Gallamini

 

 

“Una storia” che narra di una persona reale, non di un personaggio inventato dalla fantasia. Non si tratta di una donna famosa, né di un’eroina. È una come tante, ha una vita normalissima.

Soltanto, per un certo periodo, è stata conosciuta e apprezzata come cantante lirica.

Partendo dalle specialissime pagine schubertiane dedicate a Mignon e dall’intensità che la voce dei versi di Mignon vi trova, personaggi e storie si dipanano a raccontare la Sehnsucht in alcune possibili manifestazioni tra persone come noi, o che nel nostro stesso mondo vivono. I diversi personaggi ci raccontano questo sentimento e ci accompagnano a scoprire, in parte persino con l’aiuto dello studio analitico della musica, e anche nel nostro stesso animo, la voce di Mignon che cerca di esprimersi per noi e dentro di noi.

La voce di Mignon è un intreccio di quattro libri: l’analisi letteraria del Wilhelm Meister di Goethe (letto da uno dei protagonisti); l’analisi musicale dei Lieder di Schubert (da una conferenza di un altro protagonista); la storia di Waldi; la storia di Magda.

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Ha detto di questo libro…

 

 Un libro anomalo, perché nessun cantante ha scritto per motivare ciò che non ha raggiunto. 

Un libro illuminante, perché l’artista porta coraggiosamente in primo piano la crisi di anni difficili, dolorosi e ne scopre le ragioni. 

Un libro utile, perché fa tesoro dei Quaderni, dove la cantante ha trascritto quotidianamente gli appunti di ogni lezione americana, e trasmette metodo e progressi del suo lungo, paziente, duro lavoro per ricostruire la sua tecnica vocale.

Un libro bello, perché l’autrice ha la spontaneità della sua voce, e sa raccontare con sensibilità prensile e schiva, articolando con misura le diverse fasi.

Franca Cella

MARIA FAUSTA GALLAMINI è nata a Genova e vive a Roma.
Esordisce nel 1975, a vent’anni, al Teatro alla Scala, nel “Macbeth” di Giuseppe Verdi, sotto la direzione di Claudio Abbado e ne “L’Enfant et les Sortilèges” di Maurice Ravel, con Georges Prêtre. Con lo stesso allestimento, diretta da Seiji Ozawa, si esibirà due anni dopo all’Opéra di Parigi.
Inizia una promettente e brillante carriera, canta in tutti i principali teatri italiani e stranieri e si dedica intensamente anche alla musica da camera, in duo con la pianista Blanche d’Harcourt.
Nel 1991, dopo una fase critica della sua vita personale e professionale, rallenta l’attività, pur continuando a dare concerti di musica da camera, fin quando decide di ritirarsi dalle scene per intraprendere un lungo ed intenso periodo di studio con una celebre insegnante americana. Ciò le permetterà di ritornare sul palcoscenico. L’improvviso richiamo al teatro sarà ancora un dono.
Concluderà la sua attività artistica, nell’estate 2003, con il ruolo di Nannetta, nel “Falstaff” di Verdi, al Festival di Matsumoto (Giappone), diretta da Seiji Ozawa.