Ricostruire una genealogia è come ritrovare frammenti di una partitura già scritta
di Luigi Verdi
Ci sono molte affinità tra genealogia e composizione musicale, perché entrambe si servono di diagrammi che vanno su e giù nel tempo. Gli individui sono come le note, avendo molteplici possibilità di collegamento.
Nello stabilire i percorsi che congiungono le persone, si creano veri e propri puzzle: catene i cui anelli sono rappresentati dalle unioni e dalle nascite; così i collegamenti creano un paesaggio sempre più intricato, man mano che emergono i dati anagrafici e si procede a ritroso nel tempo. Proseguendo all’infinito, non c’è limite a una ramificazione che affonda le radici nel passato remoto. Il groviglio che si crea tra parentele va molto di là dell’immaginazione, tende all’infinito e non se ne vede il fondo. La complessità della genealogia è comparabile con quella dell’universo: nella Genesi, al capitolo 15 il Signore disse ad Abramo: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle, ‒ e soggiunse: ‒ tale sarà la tua discendenza». La ricerca genealogica è assai affine a quella astronomica, dove il telescopio è sostituito dalla ricerca dei documenti anagrafici.
Talvolta collegamenti imprevisti e trasversali danno luogo a veri e propri labirinti. È un viaggio nel tempo con caccia al tesoro: in base alla conservazione degli archivi, l’indagine può fermarsi pochi secoli addietro (due o tre), oppure andare a ritroso di oltre mille anni.
In genealogia nulla è impossibile, tuttavia è necessario trovare degli agganci, ovvero i vari individui legati o acquisiti da una famiglia. Ciò porta a chiedersi: in base ai dati, in media, dopo quanti passaggi una persona qualsiasi può collegarsi a un’altra? Bisognerebbe fare dei calcoli di demografia statistica: ritengo tuttavia che la documentazione arrivata fino a oggi possa essere sufficiente a dimostrare la parentela di molti più individui di quanti immaginiamo. Purtroppo parecchi dei collegamenti sono nascosti, è difficile trovarli, e possono interrompersi per mancanza di prove. Curiosamente, chiunque potrebbe essere connesso a chiunque altro da un legame imprevedibile, nel passato o nel futuro, perché tali relazioni si trovano verosimilmente ‘passeggiando’ su e giù per il tempo.
In questa prospettiva, tutti siamo un po’ parenti entro un certo numero di passaggi, dati dai rapporti verticali (genitori-figli), orizzontali (fratelli), diagonali (zii, cugini) e le loro combinazioni. Una ricerca molto lunga, diciamo di qualche anno, che comprenda un albero genealogico di circa 3000 persone, può contenere fino a 40 passaggi. Nella trascrizione grafica di una genealogia, lo schema che si crea, tipo gioco dell’oca, è molto interessante: gli individui sono rappresentati da caselle tra le quali si possono stabilire vari collegamenti, anche i più imprevedibili. Tenendo conto che ogni figlio ha il doppio degli antenati del padre, nasce presto un groviglio inestricabile.
I fratelli hanno tutti gli avi in comune, i primi cugini solo la metà, e così via. Questa considerazione ha delle implicazioni: la nuvola di antenati che ognuno si porta dietro, come un fantasma, s’interseca in varie maniere con le altre e tali intrecci divengono sempre più complessi man mano che si affonda nel passato perché le modalità sono infinite e si ampliano in maniera esponenziale nello spazio-tempo.
È chiaro che nulla deve essere tralasciato: spesso ci sono figli sconosciuti che saltano fuori in luoghi impensati e di cui nulla si sapeva, che aprono finestre e territori totalmente inesplorati e imprevisti.
È il caso, per esempio, di Ciardo Ciardi, nipote di Carlotta Pisani che ha rivitalizzato un ramo della famiglia del cantante Farinelli che si credeva estinto.
Ma dopo quante generazioni una famiglia cessa di essere una famiglia? Ci sono varie ipotesi a questo riguardo: in linea di massima possiamo dire che ciò che è una famiglia per un padre, lo diventa solo a metà per un figlio, un quarto per il nipote, e così via. Ogni frazione di parentela, che va sempre più assottigliandosi col procedere delle generazioni, resta, in questo tipo di ricerca, molto importante.
Delle varie frazioni in cui le famiglie si scompongono e ricompongono incessantemente, teoricamente tutte avranno lo stesso peso genetico; ma nella vita reale ciò non accade, perché un 50% + 50% non si realizza mai: una parte della famiglia potrà tendere a essere preponderante rispetto all’altra, per una serie complessa di circostanze, poiché la vita porta a scombinare le carte.
Ci sono poi alcune barriere del passato oltre le quali non è possibile andare, per mancanza di documenti. Le varie vicende storiche hanno determinato cambiamenti nel modo di registrare i dati anagrafici: in gran parte dell’Italia, all’inizio dell’Ottocento, ad esempio, c’era lo Stato civile napoleonico, oggi conservato negli Archivi di stato e parzialmente digitalizzato; prima c’erano solo le parrocchie, i registri delle quali presentano oggi lacune significative.
Ogni 100 anni ci sono tre generazioni, ossia in media il bisnonno è nato 100 anni prima del bisnipote, il bisnonno del bisnonno (quinti avolo) 200 anni prima, e il bisnonno di quest’ultimo (otta volo) 300 anni prima Il numero degli avi cresce al quadrato, in progressione geometrica, secondo la formula: 21 = 2 genitori, 22 = 4 nonni, 23 = 8 bisnonni; 24 = 16 trisavoli, 25 = 32 quadrisavoli, 26 = 64 quintisavoli, 27 = 128 esavoli, 28 = 256 settavoli, 29 = 512 ottavoli, 210 = 1024 nonavoli, 211 = 2048 decavoli, 212 = 4.096, e così via. Quindi ogni 100 anni l’esponente è multiplo di tre 23, 26, 29. Dopo mille anni ci saranno state 30 generazioni, quindi 230, cioè 1.073.741.824 avi.
Se consideriamo che la popolazione della terra nell’anno 1000 era formata da circa 255.000.000 individui (quindi circa 1/4 di meno di quella prevista dai calcoli), è evidente il fatto che vi siano state molte repliche, per la frequenza di matrimoni tra parenti, soprattutto in passato. Molti degli avi vengono quindi inevitabilmente a coincidere nelle stesse persone. Si può calcolare il coefficiente medio di parentela, ossia la percentuale di avi reali in rapporto a quanti se ne dovrebbero avere, in un certo periodo di tempo. Poiché molte zone del pianeta erano isolate dalle altre e certe parentele assai improbabili a verificarsi, il coefficiente rappresenta una quantità puramente teorica.
Il numero medio dei discendenti per individuo sembra seguire la serie di Fibonacci che, infatti, nel suo Liber Abaci (1202) viene usata per calcolare la crescita della popolazione dei conigli. Quindi, secondo un calcolo medio, se da due genitori (1+1) nascono in media 2 figli, ci saranno 3 nipoti, 5 bisnipoti, 8 trisnipoti, 13, quadris, 21 penta, 34 esa, 55 epta, 89, 144 ecc.; se i figli fossero 3, i nipoti potrebbero essere 5, ecc.; se i figli fossero 5, i nipoti 8. Alla fine del film Éternité (2016) di Trân Anh Hùng, tra l’altro sulla musica di Benediction de Dieu dans la solitude di Franz Liszt, la voce narrante dice dei personaggi: «I loro discendenti erano 18 nipoti, 43 nella successiva generazione, 154 nella terza generazione, 231 nella quarta», quindi si trattava certo di una famiglia prolifica, ma nella media dei nostri calcoli.
E per concludere con un esempio pratico musicale, adottando la media approssimativa di cento anni ogni tre generazioni, per un individuo nato attorno al 1960, gli avi potrebbero essere all’incirca coetanei di questi musicisti: bisnonno Respighi (nato nel 1879), trisavolo Puccini (1858), quadrisavolo Verdi (1813), quintavolo Rossini (1792), esavolo Mozart (1756), settavolo Haydn (1732), ottavolo Pergolesi (1710), nonavolo Scarlatti (1685), decavo Corelli (1653), endecavo Carissimi (1605), dodecavo Monteverdi (1567), tridecavo[1] Palestrina (1525).
[1] Nella lingua italiana non esistono termini univoci per indicare i nomi degli avi oltre trisavolo e quadrisavolo.
Luigi Verdi
Diplomato al Conservatorio di Bologna in Composizione, Musica corale, Strumentazione e Direzione d’orchestra, avendo avuto tra i suoi maestri Bianca Maria Furgeri, Tito Gotti, Paolo Renosto, Iván Vándor.
Ha scritto composizioni che vanno dal repertorio da camera a quello sinfonico, interessandosi in particolare dei rapporti tra musica e arti visive e della relazione tra suoni e colori. Ha pubblicato numerosi saggi e monografie, tra cui Kandinskij e Skrjabin. Realtà e utopia nella Russia pre-rivoluzionaria (1996), Aleksandr Nicolaevič Skrjabin (2010), Franz Liszt e la sua musica nel cinema (2014).
Nel trattato di teoria musicale Organizzazione delle altezze nello spazio temperato (Diastema, 1998) ha affrontato, secondo un metodo sistematico, lo studio delle varie possibilità combinatorie dei suoni. Nel libro Caleidocicli musicali. Simmetrie infrante dei suoni (2010) ha sviluppato una tecnica che impiega le proprietà verticali degli accordi per regolarne lo svolgimento orizzontale.
Laureato in Filosofia all’Università di Bologna, è stato attivo promotore di manifestazioni ed eventi culturali. Tra le altre pubblicazioni: Rossini a Bologna (2000), Le opere di Giuseppe Verdi a Bologna (2001), Stefano Gobatti: cronache dai teatri dell’Ottocento (2001), Celibidache e Bologna (2004), Famiglie e case di Ottorino ed Elsa Respighi (Diastema, 2020).
Accademico filarmonico di Bologna, consulente e membro del comitato artistico di varie istituzioni, presidente della Fondazione Istituto Liszt, segretario del Centro Studi Farinelli. Già docente alla Frostburg State University del Maryland (USA), ha insegnato Composizione nei conservatori di Adria, Bologna, Lucca, Milano e Roma.
