di Renzo Cresti
«C’è musica e musica», questo popolare modo di dire, che fu ripreso da Luciano Berio per le sue trasmissioni televisive del 1972, sta a significare che vi sono tante tipologie di musica e, dunque, tanti pubblici differenti. Ci sono soprattutto funzioni e funzioni, da quelle professionali a quelle per passatempo; destinazioni musicali sociali o ludiche; gamme infinite di suoni e di relazioni fra loro e fra la gente; varietà di intenzioni, desideri, progetti, obiettivi, finalità. C’è modo e modo di ascoltare: individuale, privato e solipsistico oppure collettivo e sociale; c’è platea e platea: pubblico colto o ignorante, capace di un ascolto strutturale o solo di intendere i suoni come emozioni e nel mezzo, fra l’ascolto competente e quello istintivo, un’infinità di gradazioni e sfumature.
Nel villaggio globalizzato ci sono musiche e musiche, tutte al plurale, il relazionarvisi senza inibizioni porta molta ricchezza. Lo sa bene – per esempio – un personaggio straordinario come Donella Del Monaco: il suo modo di muoversi nel mondo dei suoni è inclusivo, dimostrando così di aver intuito, meglio e prima di altri, la pluralità della musica di oggi. Le va dato merito di affrontare musiche eterogenee – diverse ma complementari – in linea con la molteplicità culturale del presente: da quelle di ricerca a quelle operistiche, da quelle a carattere popolare a quelle che inglobano stilemi rock e jazz. Ogni sua interpretazione dimostra la volontà e la capacità di abbracciare la diversità: si può stare insieme solo se si è diversi.
Negli ultimi decenni si è molto parlato dei generi musicali. Si sono diffusi concetti quali superamento e attraversamento. Fermo restando che per superare o attraversare qualcosa bisogna che questo qualcosa sia definito, occorre stabilire come e in che misura lo scavalcamento avviene. Si è discusso di crossover oppure di fusion e di world music – i termini in inglese dicono quale sia il contesto principale di riferimento ossia il mercato globalizzato –, esperienze che rimandano a una sorta di mescolanza dei generi o di combinazione fra aspetti di diversa provenienza geografica. Si è dissertato anche di contaminazioni, termine sgradevole che presuppone una purezza e sanità di fondo che viene contagiata da elementi a essa non propri. Si è asserita una trasversalità innegabile non solo fra generi, ma anche fra stili, tendenze, espressioni, atteggiamenti, motivazioni e finalità. Tutto questo è andato spesso sotto il nome di border music o musica di frontiera.
Oggi le situazioni musicali ibride, che guardano alla molteplicità di contesti e circostanze differenti, sono accettate e perfino scontate; non ha senso farsi alfiere di un’unica tendenza, è la stessa cultura della nostra epoca che richiede una pluralità di sguardi e una varietà di prospettive, per essere sintonizzati al meglio sulla civiltà multi-culturale.
Continuando l’esempio di prima, si veda come la Del Monaco affronti musiche che hanno punti di vista diversi, come ami confrontarsi con il multiforme del presente, dove il plurimo si fa soggetto. Tale confronto non è solo un atteggiamento culturale aperto e in linea con l’eterogeneo che forma la nostra civiltà, ma è pure un modo straordinario per arricchirsi, come persona e come musicista. È evidente che bisogna avere un amore per la musica nella sua essenza molteplice, travalicando generi e stili, superando i limiti di estetiche, poetiche, linguaggi particolari. E sorpassando anche i confini imposti dalla storia e dalla geografia.
Come il rapporto fra passato ↔ presente anche quello a frecce multiple fra musiche differenti è importante, perché ognuna insegna qualcosa all’altra: da una tipologia musicale s’imparano tante cose che poi sono utili per il raffronto con un tipo diverso.
Non è affatto facile muoversi fra stili molto difformi fra loro, con motivazioni e finalità dissimili, che richiedono non solo specificità tecniche ma soprattutto espressive, entrando nelle particolarità di quello che un autore ha voluto dire. Non è solo una questione tecnica quanto di apertura mentale e di profonda sensibilità, di vivere il molteplice.
Una musica che ha motivazioni e finalità, scrittura e suono discordanti rispetto a un’altra obbliga l’esecutore a interpretarla studiando le sue ragioni e sentimenti, entrando dentro al suo mondo, trovando soluzioni tecniche ed espressive che siano profondamente in linea con quella musica. Operare così arricchisce moltissimo, ogni volta sei obbligato al confronto, a superare convenzioni e certezze. Non hanno più importanza le definizioni, è assodato che vi sia una libertà che supera ogni codificazione. Oggi, come ieri, occorre guardare a chi padroneggia con assoluta naturalezza la ricchezza del presente. Musica inclusiva appunto!
Renzo Cresti
Già docente e direttore del Conservatorio di Lucca, è presidente della Cappella Musicale della Cattedrale di Lucca, presidente onorario dell’Associazione Suono Sacro di Assisi e socio onorario della Società Italiana di Musica Contemporanea. È stato consulente artistico del Teatro del Giglio e direttore artistico di numerose associazioni, nonché del progetto della Comunità Europea «Sonata di Mare».
Come musicologo scrive su numerose riviste di cui è stato anche direttore. Si è interessato alla didattica (con il volume di storia musicale, La vita della musica), a Richard Wagner (Richard Wagner e la poetica del puro umano, anche in inglese), a Giacomo Puccini (Giacomo Puccini e il Postmoderno, tradotto in inglese e in giapponese), e soprattutto alle tematiche e agli autori contemporanei, con l’Enciclopedia Italiana dei Compositori Contemporanei (in tre volumi e dieci CD) e con monografie su Franco Donatoni, Aldo Clementi, Niccolò Castiglioni, Luciano Chailly, Franco Margola, Giorgio Gaslini.
Fra gli ultimi libri è da ricordare Musica presente (II^ ed. 2019) e con lo stesso titolo Cresti dirige le Edizioni discografiche online, presenti sulle maggiori piattaforme in internet. Inoltre: Sylvano Bussotti e l’opera geniale (2021), La musica, i luoghi, gli sguardi (2022), Armonie incerte future (2025).