di Renzo Cresti

 

Musica presente non significa solo musica del tempo corrente ma, soprattutto, musica consapevole e testimone della propria epoca, partecipante, presente a sé stessa e al proprio tempo.

Il tempo attuale è la sintesi di quello passato e ha in sé i germi del futuro potenziale. Musica presente è il futuro dell’essere stato, in quanto si forma dal qui e ora e dal quotidiano ma anche da ciò che del trascorso rimane vivo, della memoria attiva o inconsapevole: cum tempore vuol pure dire condividere la contemporaneità intesa come una scheggia di tempo precedente proiettato nell’oggi. Come ha indicato Michel Foucault, lo studio del passato non è un ritornare a esso, ma un’interrogazione rivolta al presente. In questo percorso esso assume la pienezza dell’esistere, al quale la musica partecipa se ne è consapevole.

In un’epoca trans-storica e sempre più slegata dall’eurocentrismo, non c’è bisogno di ricorrere allo stantio, equivoco e pasticciato concetto di musica contemporanea: esso è storicizzato, comprende il periodo che va dal 1946 al 1976,[1] l’inizio di Darmstadt e l’affermazione del Postmoderno, si riferisce a quell’epoca e a quelle esperienze. Se lo si deve usare oggi, è solo per indicare alcune musiche e certi compositori che si rifanno a tali esperienze, continuando il periodo sperimentale: post-Strutturalismo, riprese di performance aleatorie, scritture grafiche, vicende gestuali, estetiche del negativo. Per ogni altra tipologia compositiva, il riferimento alla musica contemporanea va contestualizzato al trentennio citato.

Su questo concetto si sono spese troppe parole che hanno reso la definizione di musica contemporanea talmente aggrovigliata da vanificare i tentativi di districarsi, per cui conviene abbandonarla, ma senza sostituirla con l’enunciazione francese Musique actuelle, in quanto nata proprio in contrapposizione di contemporanea – che sarebbe quella relativa alla musica colta, come l’inglese Contemporary Classical Music, mentre quella actuelle comprenderebbe anche quella popular. Generici e superficiali i troppi riferimenti, espressi di volta in volta dai critici e dagli stessi compositori, a una musica neo-umanistica, a un nuovo Rinascimento o un Manierismo di ritorno, a una sorta di Ars Nova, l’epoca attuale, e di Ars Antiqua, quella dei decenni precedenti; riferimenti storiografici insostenibili anche se presi nella loro generalità di massima, tanto più che ogni caratteristica appartenente a epoche del passato è viva o morta a seconda della prospettiva utilizzata.

Non si tratta di un accademico problema di terminologia, ma della consapevolezza che il lessico determina anche i contenuti; come la definizione di musica contemporanea è legata a un linguaggio oramai vetusto e che ha creato e crea vari problemi, anche quella della nostra epoca, determinata come postmoderna, deve essere aggiornata. E questo non solo perché risale agli anni Settanta del secolo scorso, ma anche per il fatto che, già dall’inizio di questo millennio, si sente il bisogno di rimodellare alcuni concetti cardine, per andare verso il loro riposizionamento e trasformazione. Il comporre col suono non richiede solo abilità nel sedurre ma soprattutto capacità di inserire in esso un vissuto e una coscienza critica dell’ascolto.

Musiche presenti significa musiche vive, testimoni delle tematiche del tempo odierno, in corso di svolgimento. Bisogna interrogare questo intreccio di senso, estraendo linee di pienezza e di forza. Occorre saper sciogliere le reti delle maglie al fine che non diventino troppo aggrovigliate. È necessario districare i nodi per aver chiare le trame che si sono avviluppate, per avere la possibilità di cogliere il significato di questi reticolati.

Nessun riferimento a generi e stili, ma a esperienze che sono in atto e che sono degne di essere raccontate per la loro compiutezza e unicità di senso. Con l’espressione musica presente si sciolgono anche gli enigmi dei rapporti fra generi e stili musicali, a favore di una rete di interconnessioni che produce quell’affascinante intreccio che chiamiamo musica, la quale fa parte di uno specifico sapere, speciale in quanto legato a una peculiare lettura del mondo: è l’interpretazione dell’oggi attraverso i suoni, qualunque siano e in qualsiasi modo siano presentati, salve la consapevolezza e la qualità dell’operazione.

Essere presente significa essere lucido ed essere nel luogo e nell’ora giusta per testimoniare; dimostra di vivere con coscienza critica il proprio tempo, non solo spettatore ma partecipante. Il compositore è un essere che pensa e che ci invita a riflettere attraverso i suoni.

La presenza riguarda anche il pubblico o, meglio, la speranza che l’intervento del pubblico stia a indicare un contatto acceso e funzionante con la musica, la presenza numerica di una ricca platea ma soprattutto di un uditorio attento e partecipe. Ascoltatori consapevoli, presenti fisicamente e soprattutto mentalmente, dal cuore palpitante e dall’intelletto prensile.

L’ascolto va elaborato, influisce sulla psiche e la sua importanza sta nello sconvolgere i nostri schemi mentali, ancor prima che musicali. L’ascolto non può che essere accurato, in relazione con l’orizzonte del vivere nel presente. La psiche va alimentata e il suono è un buon alimento, se di qualità.

Il presente è geografico, è testimonianza dell’esserci, dell’abitare, dell’esistenza legata a una collettività che si mostra, ma non vi è stare senza andare, dimorare senza camminare, rimanere senza allontanarsi e ritornare.

Il presente è inclusivo. Il presente richiede consapevolezza.

[1] Nel 1946, l’Assessore comunale Wolfgang Steinecke organizzò, presso il castello di Kranichstein, nei pressi di Darmstadt, dei corsi estivi dedicati all’approfondimento dell’allora musica contemporanea. Sempre a Darmstadt, luogo simbolico dello Strutturalismo, nel 1976 venne eseguita la Sonata per violino di von Bose, evento che acquisì il significato del cambio epocale.

 


 

Renzo Cresti

Già docente e direttore del Conservatorio di Lucca, è presidente della Cappella Musicale della Cattedrale di Lucca, presidente onorario dell’Associazione Suono Sacro di Assisi e socio onorario della Società Italiana di Musica Contemporanea. È stato consulente artistico del teatro del Giglio e direttore artistico di numerose associazioni, nonché del progetto della Comunità Europea “Sonata di Mare”.

Come musicologo scrive su numerose riviste di cui è stato anche direttore. Si è interessato alla didattica (con il volume di storia musicale, La vita della musica), a Richard Wagner (Richard Wagner e la poetica del puro umano, anche in inglese), a Giacomo Puccini (Giacomo Puccini e il Postmoderno, tradotto in inglese e in giapponese), e soprattutto alle tematiche e agli autori contemporanei, con l’Enciclopedia Italiana dei Compositori Contemporanei (in tre volumi e dieci CD) e con monografie su Franco Donatoni, Aldo Clementi, Niccolò Castiglioni, Luciano Chailly, Franco Margola, Giorgio Gaslini.

Fra gli ultimi libri è da ricordare Musica presente (II^ ed. 2019) e con lo stesso titolo Cresti dirige le Edizioni discografiche online, presenti sulle maggiori piattaforme in internet. Inoltre: Sylvano Bussotti e l’opera geniale (2021), La musica, i luoghi, gli sguardi (2022), Armonie incerte future (2025).

Il suo sito web: www.renzocresti.com